Pregiudizialità: cosa avviene in caso di questione, inserita nel processo pregiudicato come eccezione, oggetto di una domanda avanti ad altro giudice in un altro giudizio?

La necessità del coordinamento fra la decisione sulla questione pregiudicante e la decisione sulla questione pregiudicata emergente dall’art. 34 c.p.c., induce a ritenere che, allorquando una questione sia inserita nel processo pregiudicato come eccezione, cioè costituisca un fatto che il giudice dovrà esaminare ai fini della decisione sull’oggetto della domanda, e contemporaneamente sia oggetto – in quanto rappresenti un fatto costitutivo di un diritto azionabile con autonoma domanda – di una domanda avanti ad altro giudice in un altro giudizio, evidenti ragioni di interpretazione sistematica e di coerenza con l’art. 34 c.p.c. impongano di avallare un’interpretazione dell’art. 295 c.p.c. per cui è irrilevante che nel processo pregiudicato, in cui è inserita l’eccezione, la relativa questione non debba essere decisa con efficacia di giudicato ed assume in ogni caso rilievo che nell’altro processo la questione deve essere decisa con efficacia di giudicato, onde deve reputarsi sussistente il rapporto di pregiudizialità supposto dall’art. 295 c.p.c.

Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza del 4.4.2019, n. 9500